Su Peano, AI Coding Assistant e lo specchio di Galadriel
Sono nato nel 1982, anno che mi ha permesso di vedere in fila Commodore-64, Amiga-600 e il mio primo pc in assoluto, un Olivetti-286 comprato di seconda o addirittura terza mano da un amico di famiglia. Siamo alla fine degli anni ‘80, massimo primi anni ‘90 e ricordo tre cose di quel periodo: l’informatica era un’esperienza di condivisione “analogica”. Si stava tutti insieme ora a casa mia ora a casa tua e cercavamo di capire come funzionano sti cosi. un libro sul linguaggio C, “Guida al Turbo C”, o qualcosa del genere con la parola Turbo. Ricordo di averlo acquistato in edicola. Lo comprai perché c’erano i floppy-disk e in copertina c’erano scritte le parole “Turbo” e “Programmazione”. Ma soprattutto “Turbo”. dopo che la TV diede una delle prime notizie sui “virus dei computer”, mia nonna divenne molto contrariata sul fatto di lasciarmi davanti ad uno di questi apparecchi, con il rischio di prendere qualche strana malattia. Posso dire di non aver mai abbandonato il C in trenta e passa anni, anche quando scrivo in C++ resta sempre tutto molto “C-oso”. Se scrivo in Python continuo a pensare alla reazione a catena dal codice all’interprete e non posso fare a meno di chiedermi quale scelta nel codice sia più vantaggiosa. ...